LA
NOSTRA VALUTAZIONE SUL PRIDE A GENOVA NEL 2009
All'attenzione
dei gruppi e delle associazioni
gay e/o lesbiche
e/o bisessuali
e/o trans
che compongono
il Movimento GLBT italiano
e di tutti/e/* i/le singoli/e/* che si impegnano nel Movimento
GLBT
OGGETTO: valutazione
sulla proposta di Arcigay per un Pride 2009 a Genova.
Salve a tutti/e/*.
Ci presentiamo: siamo il Comitato Gay e Lesbiche Prato, associazione
gay e lesbica operante a Prato da oltre due anni, formatasi grazie
all'iniziativa del suo fondatore già attivo in altre realtà
di Movimento GLBT in Toscana, ed oggi punto di riferimento della
comunità gay e lesbica della nostra città e delle
zone limitrofe.
In questi anni grazie
alla collaborazione di uomini e donne omosessuali che hanno supportato
a vario titolo le iniziative dell'associazione, il gruppo è
cresciuto sia nel numero dei/delle partecipanti, sia nel numero
e importanza degli eventi (culturali, ludici o più prettamente
politici) che si sono realizzati nella nostra città. L'obiettivo
primario che abbiamo perseguito è sempre stato quello di
migliorare la qualità di vita di gay, lesbiche, trans, bisessuali
di Prato e provincia lottando contro l'omofobia e il pregiudizio.
Abbiamo così cercato di creare occasioni di dialogo e di
incontro tra la comunità gay e lesbica e la città
favorendo la conoscenza reciproca e l'approfondimento di tematiche
in Italia troppo spesso emarginate e distorte o addirittura strumentalizzate
a fini politici.
Ebbene movimenti locali
come il nostro in Italia ne esistono molti, che spesso con fatica
e poche risorse, ma con grande determinazione cercano di lottare
contro l'indifferenza dei politici, il pregiudizio della gente,
le piccole o grandi discriminazioni che i gay, le lesbiche, i/le
trans e i/le bisessuali si trovano ancora oggi a subire in questo
Paese.
Oltre a queste associazioni
sin dagli anni '80 in Italia è nato un gruppo che si è
dato una organizzazione nazionale appoggiato dall'ARCI e gravitante
all'interno del mondo politico della sinistra italiana. Tale associazione
e cioè l'Arcigay, essendosi strutturata a livello nazionale
ed avendo trovato il modo di finanziarsi attraverso una sorta di
tesseramento praticamente obbligatorio da parte di tutti coloro
che in Italia desiderano frequentare i cosiddetti locali gay (bar,
circoli, saune, discoteche ecc.) senza il quale in questo paese
il 90% dei locali sarebbe precluso, ha di fatto svolto un ruolo
politico/istituzionale che sicuramente va oltre la reale rappresentatività
di persone impegnate concretamente nell'associazione per conseguire
gli obiettivi di lotta contro l'omofobia e per i diritti di gay,
lesbiche e trans.
Insomma le migliaia dei cosiddetti soci di Arcigay non sono soci
effettivi che partecipano all'attività dell'associazione,
ma sono semplicemente le migliaia di gay che in Italia come in ogni
altro paese dell'Occidente frequentano locali gay per svago, divertimento,
incontri, sesso, tempo libero. Molti di loro sanno a malapena cos'è
Arcigay, ma sono soci semplicemente perché questo è
l'unico mezzo per poter accedere ai locali, che sono formalmente
circoli privati Arcigay, ma di fatto sono semplici esercizi commerciali
con fini di lucro.
Tali premesse sono
importanti per capire alcune situazioni che si sono venute a creare
ultimamente all'interno del Movimento GLBT italiano in modo sempre
più evidente.
Le decisioni di Arcigay sulla scelta delle città italiane
in cui far svolgere il Pride, sulle modalità di manifestazione
e anche su alcuni indirizzi politici del Movimento, non sono stati
condivisi e partecipati dal Movimento GLBT nazionale nel suo complesso,
ma solo da Arcigay.
E' ovvio che Arcigay
possa prendere legittimamente le proprie decisioni e fare le proprie
scelte, ma non può parlare a nome del Movimento GLBT italiano
in quanto non ne ha la rappresentatività.
Il Comitato Gay e
Lesbiche Prato, così come le altre associazioni e gli altri
gruppi che operano in molte realtà locali in tutto il Paese,
non sono state interpellate sulla scelta della città di Genova
quale sede del Gay Pride Nazionale 2009.
A questo proposito
la nostra associazione ha da sempre sostenuto che la sede ideale
e "naturale" del Pride Nazionale fosse la città
di Roma, capitale politica del Paese, posta al centro dell'Italia
e sede del Vaticano.
La visibilità
di una manifestazione di questo tipo nella Città Eterna e
il conseguente impatto mediatico dovuto anche alla presenza delle
principali reti televisive nazionali e delle testate giornalistiche
più importanti sono di gran lunga maggiori che in qualsiasi
altra città italiana. Solo questa motivazione giustificherebbe
tale scelta, soprattutto in un momento politico come questo in cui
i movimenti "scomodi" e portatori di valori e idee non
"omologati" e sovente antitetici con quelli della Chiesa
Cattolica e della Destra razzista e omofoba sono sempre più
emarginati e far sentire la propria voce nel fracasso assordante
del conformismo dilagante diventa sempre più prezioso e importante.
Peraltro l'esempio delle nazioni a noi più vicine ci conforta,
dal momento che in tutti i principali paesi europei i Pride nazionali
si svolgono ogni anno nella capitale con grande partecipazione di
cittadini/e/* e con elevato impatto mediatico conseguente.
Ultimo aspetto da considerare, ma non di secondaria importanza,
è il fatto che in Italia la capitale è anche situata
al centro geografico del paese: ciò facilita la partecipazione
da ogni regione sia del Sud che del Nord evitando possibili discriminazioni
e disparità che potrebbero nascere per questo motivo e garantendo
un afflusso di partecipanti sicuramente più cospicuo.
D'altra parte, come
avviene in gran parte dei paesi europei, siamo favorevoli anche
a Pride locali o regionali da decidere in comune accordo con le
associazioni presenti sul territorio da tenersi in un paio di località
di volta in volta diverse ogni anno. I Pride locali hanno certamente
una loro validità, che è soprattutto quella di incoraggiare
e stimolare le realtà gay, lesbiche, trans, bisessuali locali
a crescere e a "venir fuori" sostenute da una associazione
nazionale come Arcigay e da tante realtà locali come la nostra.
Portare le idee e
i principi innovatori del Pride nella provincia può sicuramente
aiutare tante persone omosessuali ancora "velate" a venir
fuori e a sentirsi meno sole anche in realtà difficili o
semplicemente periferiche. Nondimeno i/le cittadini/e/* di tali
zone avrebbero un'occasione di conoscere gay, lesbiche, trans, bisessuali
alla luce del sole contribuendo a far cadere pregiudizi e luoghi
comuni purtroppo ancora presenti soprattutto nella provincia italiana.
Fatte queste considerazioni,
il Comitato Gay e Lesbiche Prato intende sottolineare che il Pride
Nazionale di Genova, indetto da Arcigay per il prossimo anno, se
si farà, non è un Pride Nazionale ma è il Pride
di Arcigay a cui potranno aderire altre associazioni se lo riterranno
opportuno oppure potranno solo partecipare senza adesione o anche
non partecipare affatto.
Come abbiamo detto,
la decisione di Arcigay è stata presa senza contattare, per
quanto ne sappiamo, alcun movimento, associazione, gruppo GLBT italiano;
per questo non si può definire nazionale.
Tale aggettivo potrebbe essere usato qualora ci fosse stato un consenso
di partenza se non di tutto, perlomeno di gran parte del Movimento
GLBT italiano come ci si attende da ogni sistema democratico che
si rispetti.
Come Comitato Gay e Lesbiche Prato ci teniamo a precisare questi
aspetti, non per sminuire il ruolo di Arcigay in questo Paese o
per rivalità di bottega, ma per rappresentare la realtà
del Movimento GLBT italiano per quella che effettivamente è,
e cioè una realtà plurale, ricca e variegata. Chi
parla a nome del Movimento GLBT nazionale dovrebbe essere consapevole
di questo, ricercando il consenso prima di prendere decisioni e
non dopo, a cose fatte.
Saluti a tutti/e/*
COMITATO GAY E LESBICHE
PRATO
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