Alla cortese attenzione
Del Presidente della Repubblica
Dei/delle parlamentari della Camera dei Deputati
Dei Senatori e delle Senatrici
Del Primo Ministro
Dei Ministri e delle Ministre
Del Presidente della Regione Veneto
Del Sindaco di Treviso
Del Vicesindaco di Treviso
Delle Istituzioni Trevigiane
Della Stampa
Delle Associazioni GLBT (Gay e/o Lesbiche e/o Bisex e/o Trans)
italiane
OGGETTO:
reazione alle parole offensive omofobiche e razziste del vicesindaco
di Treviso, Gentilini, da parte del Comitato Gay e Lesbiche Prato.
Siamo indignati/e per tali affermazioni.
Abbiamo
sentito e sentiamo il dovere di fare qualcosa, di ricordare che
non è questa l'Italia che noi vogliamo, non sono questi
i modelli di comportamento che dobbiamo offrire ai/alle giovani,
condanniamo severamente ogni discriminazione e intolleranza fondata
sull'identità di genere o sull'orientamento sessuale, chiediamo
di riconoscere la pari dignità e il diritto di vivere una
vita serena a tutti i cittadini e a tutte le cittadine, indipendentemente
dal proprio orientamento sessuale.
Ci auspichiamo pertanto, nel caso del signor Gentilini, una presa
di posizione chiara da parte delle istituzioni, dei/delle responsabili
dei mezzi di comunicazione e della società civile tutta
contro ogni episodio di omofobia, lesbofobia e transfobia.
Questa
lettera non è una provocazione o un modo di farsi pubblicità,
è piuttosto il tentativo, assieme ai tanti altri di questi
giorni e del passato (non ultimo per importanza il Pride Roma
2007), di smuovere la mentalità di un'Italia che ci sembra
si stia avvicinando in modo sempre più pericoloso e inconsapevole
all'Iran di Ahmadinejad.
Come ogni giorno la settimana scorsa siamo andati/e in edicola
e acquistando i quotidiani abbiamo letto qualcosa che ci ha lasciati/e
esterrefatti/e: l'ex sindaco di Treviso Gentilini dichiara "pulizia
etnica contro i culattoni".
Senza capire bene il perché di quelle parole cariche di
razzismo ed omofobia gratuita scorrendo le pagine siamo arrivati/e
con una certa ansia e viva curiosità alla notizia, sperando
fortemente di trovarci davanti a uno scherzo, a un errore, e invece
no.
L'ex sindaco Gentilini, stanco del perenne via vai di prostitute
e coppiette che imperversa di notte per le vie di Treviso, decide
di intervenire con decisione contro "gay, culattoni, prostitute
e chi pratica questo mestiere".
Lo stupore si è trasformato ben presto in tristezza, amarezza
e indignazione, una forte e tenace indignazione che ci ordina
di rispondere a tanta intolleranza.
Il nostro gruppo, il Comitato Gay e Lesbiche Prato, nasce circa
due anni fa e poco per volta ci siamo mossi/e con consapevolezza
e fermezza non solo per creare una realtà GLBT (Gay Lesbica
Bisex Trans) anche a Prato, ma per mobilitarci in prima persona
per quella che ci sembra una doverosa battaglia nella tutela dei
diritti della persona umana, di tutte le persone: la lotta contro
l'omofobia, la lesbofobia, la transfobia.
Le parole del signor Gentilini offendono innanzitutto le vittime
di questo orrore che sta dilagando un po' in tutto il mondo, ma
soprattutto in Italia, un orrore che ha origini storiche molto
antiche e che nonostante gli anni, i progressi compiuti un po'
in tutti i campi, è ritornato alla ribalta con una ferocia
incomprensibile.
Ma oltre alle vittime di questa violenza fisica e psicologica
che tocca sempre più persone e per motivi molto spesso
tragicamente uguali (disinformazione e luoghi comuni), le parole
dell'ex sindaco di Treviso colpiscono duramente i/le parenti,
gli amici e le amiche, i fidanzati e le fidanzate di tutti/e coloro
che hanno perso la vita perché "rei/e" di amare
persone del proprio sesso, colpiscono le persone che volevano
bene a Paolo Seganti, ucciso in un parco a coltellate e bastonate
perché gay, ai genitori di Matteo, il sedicenne torinese
che s'è suicidato grazie a persone che considerano l'omosessualità
un intollerabile peccato e a tutti/e gli/le adolescenti, i lavoratori
e le lavoratrici che sono costretti/e a vivere in un ambiente
scolastico o lavorativo razzista. Luoghi che troppo spesso risultano
il substrato favorevole per il proliferare di sentimenti xenofobi,
omofobi, transfobici, neofascisti, addirittura neonazisti, in
un paese che continua a voler negare l'evidenza e preferisce abbandonare
insegnanti in queste situazioni; in Spagna al contrario sono gli
stessi programmi scolastici a guidare il lavoro del corpo docente
contro questi fenomeni.
È una violenza questa che subiamo ormai da anni e ogni
volta che questi grotteschi episodi vengono alla luce, ci chiediamo
il perché di tanto odio, tanto livore, ma purtroppo spesso
un po' per menefreghismo, un po' per ipocrisia di chi dovrebbe
rispondere, i nostri quesiti rimangono sempre puntualmente sospesi.
Ciò che ci scandalizza maggiormente è che questo
neo-nazismo viene portato avanti principalmente da alcuni/e esponenti
della politica, cioè da coloro che dovrebbero contribuire
alla crescita civile della nazione, da coloro che piuttosto che
discriminare dovrebbero organizzare e promuovere campagne per
l'accettazione, la tutela dell'omosessualità, la piena
integrazione di gay, lesbiche, bisessuali e trans, piuttosto che
far finta di nulla dovrebbero aiutare la società a comprendere
che soltanto lavorando in questo senso si potrà ovviare
alla crescita del razzismo, del bullismo, degli episodi di ritorno
del fascismo.
Quanti/e altri/e ragazzi/e dovranno suicidarsi, quanti/e altri/e
ragazzi/e dovranno essere bastonati/e da un gruppo di Forza Nuova,
quante altre umiliazioni, soprusi, offese e attacchi dovremo ancora
subire prima di far capire alla gente, a chi rappresenta le istituzioni,
a chi si occupa della politica italiana a livello istituzionale
locale e nazionale, che nascere omosessuali, gay e lesbiche, invece
che eterosessuali equivale a nascere con gli occhi verdi invece
che castani???
La domanda rimbalza ossessivamente nella nostra mente, nell'indignazione
e nel giustificato sconforto ci sentiamo in dovere di ricordare
che questa erbaccia che una volta estirpata sembra rinascere più
forte e resistente non è una mostruosità sorta recentemente,
ma ha precedenti storici eclatanti.
Ci viene in mente la Germania di Hitler durante gli anni '30 e
'40, quella Germania che insieme a ebrei/e, rom, disabili, persone
che si opponevano alla dittatura, comunisti/e, mandò a
morte nei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau, Belzec, Chelmno,
Majdanek, Sobibor e Treblinka migliaia di omosessuali, lesbiche,
ma gli esempi storici di questo tipo sono davvero innumerevoli
e riguardano moltissimi regimi dittatoriali, basta pensare all'odierna
Cuba di Fidel Castro, alla Cina Popolare, all'Iran.
E la lista continua, continua perché non si può
non citare la Santa Inquisizione che, in accordo con i principi
omofobici e più generalmente sessuofobici propagandati
dalla Chiesa Cattolica nel tempo e rimasti sommariamente immutati,
torturò, bruciò sul rogo una quantità abnorme
di gay e lesbiche durante i secoli XV, XVI e XVII. Non si possono
dimenticare le posizioni di alcuni presidenti USA che puzzano
di medioevo fino al midollo: Nixon dichiarò che "Greci
e romani decaddero perché erano froci", o George W.
Bush che insieme all'intera White House, considera l'omosessualità
"una devianza da curare", non si può nascondere
che il primo ministro della Malaysia, anni fa, giunse a dire che
i gay erano una minaccia per la sicurezza nazionale, non si può
celare l'odio dei naziskin che in alcune nazioni come l'odierna
Russia dell'amico di Berlusconi, vengono addirittura supportati
dai politici, con l'apporto mediatico non indifferente di capi
religiosi locali e di fandonie clerical-fasciste.
Tutto ciò è vergognoso ma è ancora più
vergognosa la posizione della Chiesa Cattolica e della sua gerarchia,
a partire dall'attuale papa, che si proclamano spudoratamente
"portatori della parola di Dio", ma considerano "la
pratica omosessuale un peccato" e che in una coppia omosessuale,
gay o lesbica vedono un'unione malsana, sbagliata e moralmente
condannabile.
E' agghiacciante vedere che i/le ragazzi/e crescono in una società
sempre più intollerante e chiusa e che tale chiusura proviene
da tutte le parti, da alcuni mass media, giornali, discorsi che
ascoltiamo in palestra o dal parrucchiere, in treno o al ristorante
e com'è doloroso sentire ancora i classici stantii luoghi
comuni sulle labbra di un/una quattordicenne.
È desolante, toglie speranza e ci sfianca, sembra di essere
tornati/e indietro di qualche decennio, quando l'omosessualità
in Italia era tabù o "parola innominabile".
Ci sentiamo offesi/e, attaccati/e, umiliati/e nella nostra dignità
e nei nostri diritti, diritti che vengono richiamati dalla nostra
Costituzione: l'articolo 3 riconosce a tutti i cittadini pari
dignità sociale, attribuendo alla Repubblica il compito
di rimuovere gli ostacoli di ordine sociale che impediscono il
pieno sviluppo della persona umana e la sua effettiva partecipazione
alla vita del Paese e l'articolo 2, che sancisce la tutela di
diritti inviolabili dell'uomo e richiede a tutti, per primi alle
istituzioni, l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà
politica e sociale.
In ambito europeo è d'obbligo citare la Convenzione internazionale
sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale e
la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo
e delle libertà fondamentali, entrambe sottoscritte da
tutti gli Stati membri dell'UE e da un elevato numero di paesi
terzi, nonché tutti gli strumenti internazionali in materia
di diritti umani, vietano ogni forma di discriminazione; gli articoli
2 e 6 del Trattato sull'Unione europea e l'articolo 13 del Trattato
che istituisce la Comunità europea, impegnano l'UE e i
suoi Stati membri a difendere i diritti dell'uomo e le libertà
fondamentali, in particolare a lottare contro le discriminazione
fondate sull'orientamento sessuale; la Carta dei diritti fondamentali
dell'Unione europea, in particolare il suo articolo 21, che vieta
ogni forma di discriminazione fondata sull'orientamento sessuale;
il Parlamento europeo, che ha più volte esortato gli stati
nazionali a rendere effettiva la lotta alla discriminazione omofobica
e ad adottare tutte le misure indispensabili e necessarie per
contrastare la violenza nei confronti dei diversi orientamenti
sessuali e identità di genere, chiedendo che l'odio omofobico
venga combattuto con la stessa forza con cui si combatte l'odio
razziale (Risoluzione 15 giugno 2006).
Il Comitato Gay e Lesbiche Prato ha sentito e sente il dovere
di fare qualcosa, di ricordare che non è questa l'Italia
che noi vogliamo, non sono questi i modelli di comportamento che
dobbiamo offrire ai/alle giovani e concludiamo dicendo che condanniamo
severamente ogni discriminazione e intolleranza fondata sull'identità
di genere o sull'orientamento sessuale, riconoscendo la pari dignità
e il diritto di vivere una vita serena a tutti i cittadini e a
tutte le cittadine, indipendentemente dal proprio orientamento
sessuale.
Ci auspichiamo pertanto una presa di posizione chiara da parte
delle istituzioni, dei/delle responsabili dei mezzi di comunicazione
e della società civile tutta contro ogni episodio di omofobia,
lesbofobia e transfobia.
Prato,
13 agosto 2007
Comitato
Gay e Lesbiche Prato