2006-2007-2008 creato da Emanuele Bresci
 
pagina iniziale
presentazione
lo statuto
le attività passate
la mailing-list
i pride
idee - opinioni
i nostri documenti
Facciamo Breccia
cosa c'è in zona
link
 
 
 
DOCUMENTO inviato per rispondere alle frasi omofobe del vice-sindaco Gentilini di Treviso



Alla cortese attenzione
Del Presidente della Repubblica
Dei/delle parlamentari della Camera dei Deputati
Dei Senatori e delle Senatrici
Del Primo Ministro
Dei Ministri e delle Ministre
Del Presidente della Regione Veneto
Del Sindaco di Treviso
Del Vicesindaco di Treviso
Delle Istituzioni Trevigiane
Della Stampa
Delle Associazioni GLBT (Gay e/o Lesbiche e/o Bisex e/o Trans) italiane

OGGETTO: reazione alle parole offensive omofobiche e razziste del vicesindaco di Treviso, Gentilini, da parte del Comitato Gay e Lesbiche Prato.

Siamo indignati/e per tali affermazioni.

Abbiamo sentito e sentiamo il dovere di fare qualcosa, di ricordare che non è questa l'Italia che noi vogliamo, non sono questi i modelli di comportamento che dobbiamo offrire ai/alle giovani, condanniamo severamente ogni discriminazione e intolleranza fondata sull'identità di genere o sull'orientamento sessuale, chiediamo di riconoscere la pari dignità e il diritto di vivere una vita serena a tutti i cittadini e a tutte le cittadine, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale.


Ci auspichiamo pertanto, nel caso del signor Gentilini, una presa di posizione chiara da parte delle istituzioni, dei/delle responsabili dei mezzi di comunicazione e della società civile tutta contro ogni episodio di omofobia, lesbofobia e transfobia.

Questa lettera non è una provocazione o un modo di farsi pubblicità, è piuttosto il tentativo, assieme ai tanti altri di questi giorni e del passato (non ultimo per importanza il Pride Roma 2007), di smuovere la mentalità di un'Italia che ci sembra si stia avvicinando in modo sempre più pericoloso e inconsapevole all'Iran di Ahmadinejad.
Come ogni giorno la settimana scorsa siamo andati/e in edicola e acquistando i quotidiani abbiamo letto qualcosa che ci ha lasciati/e esterrefatti/e: l'ex sindaco di Treviso Gentilini dichiara "pulizia etnica contro i culattoni".


Senza capire bene il perché di quelle parole cariche di razzismo ed omofobia gratuita scorrendo le pagine siamo arrivati/e con una certa ansia e viva curiosità alla notizia, sperando fortemente di trovarci davanti a uno scherzo, a un errore, e invece no.
L'ex sindaco Gentilini, stanco del perenne via vai di prostitute e coppiette che imperversa di notte per le vie di Treviso, decide di intervenire con decisione contro "gay, culattoni, prostitute e chi pratica questo mestiere".
Lo stupore si è trasformato ben presto in tristezza, amarezza e indignazione, una forte e tenace indignazione che ci ordina di rispondere a tanta intolleranza.


Il nostro gruppo, il Comitato Gay e Lesbiche Prato, nasce circa due anni fa e poco per volta ci siamo mossi/e con consapevolezza e fermezza non solo per creare una realtà GLBT (Gay Lesbica Bisex Trans) anche a Prato, ma per mobilitarci in prima persona per quella che ci sembra una doverosa battaglia nella tutela dei diritti della persona umana, di tutte le persone: la lotta contro l'omofobia, la lesbofobia, la transfobia.


Le parole del signor Gentilini offendono innanzitutto le vittime di questo orrore che sta dilagando un po' in tutto il mondo, ma soprattutto in Italia, un orrore che ha origini storiche molto antiche e che nonostante gli anni, i progressi compiuti un po' in tutti i campi, è ritornato alla ribalta con una ferocia incomprensibile.
Ma oltre alle vittime di questa violenza fisica e psicologica che tocca sempre più persone e per motivi molto spesso tragicamente uguali (disinformazione e luoghi comuni), le parole dell'ex sindaco di Treviso colpiscono duramente i/le parenti, gli amici e le amiche, i fidanzati e le fidanzate di tutti/e coloro che hanno perso la vita perché "rei/e" di amare persone del proprio sesso, colpiscono le persone che volevano bene a Paolo Seganti, ucciso in un parco a coltellate e bastonate perché gay, ai genitori di Matteo, il sedicenne torinese che s'è suicidato grazie a persone che considerano l'omosessualità un intollerabile peccato e a tutti/e gli/le adolescenti, i lavoratori e le lavoratrici che sono costretti/e a vivere in un ambiente scolastico o lavorativo razzista. Luoghi che troppo spesso risultano il substrato favorevole per il proliferare di sentimenti xenofobi, omofobi, transfobici, neofascisti, addirittura neonazisti, in un paese che continua a voler negare l'evidenza e preferisce abbandonare insegnanti in queste situazioni; in Spagna al contrario sono gli stessi programmi scolastici a guidare il lavoro del corpo docente contro questi fenomeni.


È una violenza questa che subiamo ormai da anni e ogni volta che questi grotteschi episodi vengono alla luce, ci chiediamo il perché di tanto odio, tanto livore, ma purtroppo spesso un po' per menefreghismo, un po' per ipocrisia di chi dovrebbe rispondere, i nostri quesiti rimangono sempre puntualmente sospesi.
Ciò che ci scandalizza maggiormente è che questo neo-nazismo viene portato avanti principalmente da alcuni/e esponenti della politica, cioè da coloro che dovrebbero contribuire alla crescita civile della nazione, da coloro che piuttosto che discriminare dovrebbero organizzare e promuovere campagne per l'accettazione, la tutela dell'omosessualità, la piena integrazione di gay, lesbiche, bisessuali e trans, piuttosto che far finta di nulla dovrebbero aiutare la società a comprendere che soltanto lavorando in questo senso si potrà ovviare alla crescita del razzismo, del bullismo, degli episodi di ritorno del fascismo.


Quanti/e altri/e ragazzi/e dovranno suicidarsi, quanti/e altri/e ragazzi/e dovranno essere bastonati/e da un gruppo di Forza Nuova, quante altre umiliazioni, soprusi, offese e attacchi dovremo ancora subire prima di far capire alla gente, a chi rappresenta le istituzioni, a chi si occupa della politica italiana a livello istituzionale locale e nazionale, che nascere omosessuali, gay e lesbiche, invece che eterosessuali equivale a nascere con gli occhi verdi invece che castani???


La domanda rimbalza ossessivamente nella nostra mente, nell'indignazione e nel giustificato sconforto ci sentiamo in dovere di ricordare che questa erbaccia che una volta estirpata sembra rinascere più forte e resistente non è una mostruosità sorta recentemente, ma ha precedenti storici eclatanti.
Ci viene in mente la Germania di Hitler durante gli anni '30 e '40, quella Germania che insieme a ebrei/e, rom, disabili, persone che si opponevano alla dittatura, comunisti/e, mandò a morte nei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau, Belzec, Chelmno, Majdanek, Sobibor e Treblinka migliaia di omosessuali, lesbiche, ma gli esempi storici di questo tipo sono davvero innumerevoli e riguardano moltissimi regimi dittatoriali, basta pensare all'odierna Cuba di Fidel Castro, alla Cina Popolare, all'Iran.


E la lista continua, continua perché non si può non citare la Santa Inquisizione che, in accordo con i principi omofobici e più generalmente sessuofobici propagandati dalla Chiesa Cattolica nel tempo e rimasti sommariamente immutati, torturò, bruciò sul rogo una quantità abnorme di gay e lesbiche durante i secoli XV, XVI e XVII. Non si possono dimenticare le posizioni di alcuni presidenti USA che puzzano di medioevo fino al midollo: Nixon dichiarò che "Greci e romani decaddero perché erano froci", o George W. Bush che insieme all'intera White House, considera l'omosessualità "una devianza da curare", non si può nascondere che il primo ministro della Malaysia, anni fa, giunse a dire che i gay erano una minaccia per la sicurezza nazionale, non si può celare l'odio dei naziskin che in alcune nazioni come l'odierna Russia dell'amico di Berlusconi, vengono addirittura supportati dai politici, con l'apporto mediatico non indifferente di capi religiosi locali e di fandonie clerical-fasciste.


Tutto ciò è vergognoso ma è ancora più vergognosa la posizione della Chiesa Cattolica e della sua gerarchia, a partire dall'attuale papa, che si proclamano spudoratamente "portatori della parola di Dio", ma considerano "la pratica omosessuale un peccato" e che in una coppia omosessuale, gay o lesbica vedono un'unione malsana, sbagliata e moralmente condannabile.
E' agghiacciante vedere che i/le ragazzi/e crescono in una società sempre più intollerante e chiusa e che tale chiusura proviene da tutte le parti, da alcuni mass media, giornali, discorsi che ascoltiamo in palestra o dal parrucchiere, in treno o al ristorante e com'è doloroso sentire ancora i classici stantii luoghi comuni sulle labbra di un/una quattordicenne.
È desolante, toglie speranza e ci sfianca, sembra di essere tornati/e indietro di qualche decennio, quando l'omosessualità in Italia era tabù o "parola innominabile".


Ci sentiamo offesi/e, attaccati/e, umiliati/e nella nostra dignità e nei nostri diritti, diritti che vengono richiamati dalla nostra Costituzione: l'articolo 3 riconosce a tutti i cittadini pari dignità sociale, attribuendo alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la sua effettiva partecipazione alla vita del Paese e l'articolo 2, che sancisce la tutela di diritti inviolabili dell'uomo e richiede a tutti, per primi alle istituzioni, l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica e sociale.


In ambito europeo è d'obbligo citare la Convenzione internazionale sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, entrambe sottoscritte da tutti gli Stati membri dell'UE e da un elevato numero di paesi terzi, nonché tutti gli strumenti internazionali in materia di diritti umani, vietano ogni forma di discriminazione; gli articoli 2 e 6 del Trattato sull'Unione europea e l'articolo 13 del Trattato che istituisce la Comunità europea, impegnano l'UE e i suoi Stati membri a difendere i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali, in particolare a lottare contro le discriminazione fondate sull'orientamento sessuale; la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare il suo articolo 21, che vieta ogni forma di discriminazione fondata sull'orientamento sessuale; il Parlamento europeo, che ha più volte esortato gli stati nazionali a rendere effettiva la lotta alla discriminazione omofobica e ad adottare tutte le misure indispensabili e necessarie per contrastare la violenza nei confronti dei diversi orientamenti sessuali e identità di genere, chiedendo che l'odio omofobico venga combattuto con la stessa forza con cui si combatte l'odio razziale (Risoluzione 15 giugno 2006).


Il Comitato Gay e Lesbiche Prato ha sentito e sente il dovere di fare qualcosa, di ricordare che non è questa l'Italia che noi vogliamo, non sono questi i modelli di comportamento che dobbiamo offrire ai/alle giovani e concludiamo dicendo che condanniamo severamente ogni discriminazione e intolleranza fondata sull'identità di genere o sull'orientamento sessuale, riconoscendo la pari dignità e il diritto di vivere una vita serena a tutti i cittadini e a tutte le cittadine, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale.
Ci auspichiamo pertanto una presa di posizione chiara da parte delle istituzioni, dei/delle responsabili dei mezzi di comunicazione e della società civile tutta contro ogni episodio di omofobia, lesbofobia e transfobia.

Prato, 13 agosto 2007

Comitato Gay e Lesbiche Prato